11 Febbraio 2026
Sun

Artico, The Passenger. Per esploratori nel mondo, Iperborea 2026, pag. 192

Se tutti The Passenger di Iperborea portano dovunque nel mondo e ce lo fanno scoprire attraverso giornalisti e scrittori che ne raccontano ogni aspetto e ogni segreto, Artico è come un romanzo scritto a più mani, che affascina e trascina, con la bellezza e l’immensità degli spazi, ma anche con storie di coraggio, di forte legame a quella terra inospitale, tra luce e buio, tra ostacoli e difficoltà da affrontare, sempre di più.

Vasti spazi e infiniti silenzi, ma non senza problemi.

All’interno del Circolo Polare Artico hanno territori il Canada, la Danimarca con la Groenlandia e le isole Faroe, la Finlandia, la Norvegia comprese le Svalbard, la Svezia, la Russia e gli Stati Uniti con l’Alaska, che fanno capo a un Consiglio artico che detiene la regolamentazione in tante materie, anche a tutela delle popolazioni indigene, della flora e della fauna.

In questa parte della superficie terrestre i cambiamenti climatici e l’innalzamento della temperatura provocano lo scioglimento lento ma progressivo dei ghiacci, portando al distacco di enormi iceberg dalla calotta polare e causando lo scioglimento del permafrost, quella porzione di terreno formatasi in millenni, rimasta gelata in tutte le stagioni.

Ma oggi tutti vorrebbero un pezzo di Artico, anche la Cina si autoproclama una “nazione quasi artica” e si teme che l’Artico possa diventare un futuro teatro di guerra intorno a opportunità minerarie, commerciali, politiche, militari.

Si parla di land grambing soprattutto da parte di Canada e Russia, cioè l’accaparramento di terre che lentamente si scoprono e diventano coltivabili: “un recente modello climatico mostra che il Canada guadagnerà 4,2 milioni di chilometri quadrati di terreni coltivabili adatti a grano, mais, patate entro il 2080 quadruplicando l’attuale quantità di superficie arabile. Una quantità analoga di terreni diventerà coltivabile in Russia […] Putin non fa mistero di ritenere il riscaldamento globale una benedizione per il futuro del paese”.

Questo indipendentemente dal fatto che sprofondino edifici costruiti su un permafrost che non li sostiene più: “nel 2020 un deposito di carburante della Norilsk nickel, una delle maggiori società minerarie russe, è crollato, riversando 21mila tonnellate di gasolio nei corsi d’acqua vicini”. Intanto il permafrost, sciogliendosi, porta il risveglio di batteri e la comparsa di resti di mammut estinti dodicimila anni fa; causa depressioni per cedimento del terreno e “un rigurgito continuo di anidride carbonica e metano […] provocando un aumento delle temperature che a sua volta va a intaccare ulteriormente il permafrost”. Se la neve, come un mantello caldo, impedisce al gelo esterno di penetrare in profondità per mantenere il permafrost, sembra che potrebbe proteggerlo il ritorno delle praterie, come nel pleistocene.

L’Artico inteso come via più breve di collegamento, cioè la Rotta da nordovest: “c’è una nuova rotta che collega l’Atlantico al Pacifico costeggiando la Groenlandia, il Canada settentrionale e l’Alaska. Gli Stati Uniti e altri paesi sperano di posare lungo questa rotta cavi sottomarini in fibra ottica che veicoleranno il 95 per cento dei flussi di dati globali e usarla per navigare il mondo in modo più rapido ed efficiente”.

L’Artico, con la sua lunga notte polare, non è vuoto: ci sono isole con solo sei abitanti nell’estremo nord del Finnmark norvegese dove arriva una velista solitaria; si fa acquacultura del salmone alle isole Faroe; a  Siorapaluk, il villaggio più settentrionale della Groenlandia, gli inuit vivono in una assenza di luce diretta che provoca una sorta di deprivazione sensoriale: “si dice che una breve riduzione sensoriale abbia un effetto rilassante, ma se troppo prolungata può causare comportamenti antisociali, allucinazioni e confusione mentale”, scrive chi ha scelto di vivere nell’estremo nord per condividere la vita delle comunità e raccontarle. Sull’alto numero dei suicidi degli inuit della Groenlandia influisce molto l’assenza prolungata di luce.

Estremo Nord come terra dell’orso polare tutelato dalla legge, per cui ucciderlo è un crimine. Solo gli inuit hanno la licenza di ucciderlo per motivi alimentari. Nel 2020 alle Svalbard, dove a Lonngyearbyen c’è la banca mondiale dei semi di un milione e mezzo di piante, l’orso polare Snow ha ucciso un uomo ed è stato ucciso a sua volta: l’orso ha sempre fame, mangia foche, renne, volpi artiche, intere nidiate di uova e vede l’uomo come una foca verticale. Le foche sono anche la base della sopravvivenza delle popolazioni indigene, catturate quando mettono il muso fuori dai fori aperti nello strato di ghiaccio per respirare.

Artico come terra di cani da slitta, sei, otto a volte dodici e perfino quattordici cani, tenaci e forti a sopportare vento, ghiaccio come i loro guidatori, i musher, e anche lunghi digiuni in attesa degli scarti di salmone o di brodo d’alce; cani che fremono quando si vedono preparare per la corsa, scavano, saltano guaiscono di impazienza, tuttavia sostituiti sempre più dalle motoslitte. Cani, uomini e salmoni strettamente legati tra loro e accomunati dallo stesso destino: anche i salmoni che risalgono lo Yukon stanno diminuendo. “Hanno lasciato il mar di Bering tra le sei e le otto settimane prima e hanno nuotato attraverso l’Alaska senza fermarsi, più di 1500 chilometri contro corrente lungo il fiume Yukon e altri 500 risalendo questo affluente, il Porcupine, nel Canada nordoccidentale […] per deporre le uova e morire nel letto dei torrenti dove sono nati, e non hanno più mangiato da quando hanno lasciato il mare”.

Nord dove la nave rompighiaccio della Guardia costiera americana avanza per il controllo del plancton e delle rotte: “l’interesse di Trump per l’Artico non è solo militare, ma anche commerciale. Il riscaldamento globale ha provocato lo scioglimento delle calotte polari e aperto nuove rotte marittime che potrebbero dimezzare i tempi di navigazione tra l’Asia e i porti dell’Atlantico […] meno ghiaccio polare significa anche un accesso più facile ai fondali marini, dove ci sono enormi riserve di terre rare, petrolio e gas naturale”.

In questo mondo di “capitalismo sfrenato”, capita anche che una giornalista imbarcata sulla rompighiaccio faccia una scoperta sconfortante: “Nella sala computer noto una grande mappa con la posizione dei satelliti Starlink. Uno dei tecnici mi spiega che Musk può far funzionare o bloccare le comunicazioni sulla nave. “È impossibile che un solo uomo abbia tutto questo potere” dice. “Se volesse potrebbe spegnere tutto in un attimo”.

Molto di più offre Artico, non trascura nemmeno le navi da crociera in aumento, a sfiorare senza paura le isole artiche così di moda.

 

 

 

 

Marisa Cecchetti

Marisa Cecchetti vive a Lucca. Insegnante di Lettere, ha collaborato a varie riviste e testate culturali. Tra le sue ultime pubblicazioni i racconti Maschile femminile plurale (Giovane Holden 2012), il romanzo Il fossato (Giovane Holden 2014), la silloge Come di solo andata (Il Foglio 2013). Ha tradotto poesie di Barolong Seboni pubblicate da LietoColle (2010): Nell’aria inquieta del Kalahari.