29 Gennaio 2026
Words

UniBoh… contro l’esercito italiano

C’era una volta Immanuel Kant. Purtroppo al dipartimento di filosofia dell’università di Bologna se ne sono dimenticati . O forse l’hanno posizionato direttamente sotto lo zerbino di ingresso alle aule. Se l’ideologia distrugge le più elementari regole dalla convivenza repubblicana e costituzionale significa che non c’è speranza per una società futura. Chi a sinistra è a disagio con l’universalismo e a favore della identarietà dovrebbe riconoscere che così si arriva al tribalismo. Hanno parlato di questo tema il sociologo Gitlin in passato e oggi la filosofa Neiman. Ma veniamo al caso specifico.

La notizia è semplice. Dall’accademia dell’Esercito italiano di Modena è stata chiesta all’università di Bologna la possibilità di aprire un corso per i soldati in formazione, un corso a tema filosofico che aiutasse i giovani militi a un ampliamento della loro capacità intellettuale e critica, attraverso la disciplina filosofica. Il dipartimento di filosofia ha negato questa possibilità e ha rigettato la richiesta.

Il rettore Giovanni Molari, quando è uscita la notizia qualche giorno fa, ha dichiarato pilatescamente che il dipartimento è autonomo e decide in piena libertà quali corsi o master attivare. Poi, qualche giorno dopo è tornato sui suoi passi, sostenendo che i militari, se vogliono, possono iscriversi ai corsi che ci sono senza problemi. La qual cosa significa: non riconosciamo l’Accademia militare di Modena, non riteniamo tale istituzione degna di collaborazione; gli individui sono liberi di iscriversi a quello che desiderano.

Come se non esistessero collaborazioni in campo formativo dell’università di Bologna (e di sue sedi distaccate a Modena, a Imola, per esempio) con le Aziende Sanitarie locali e regionali, con associazioni di Comuni e Municipi singoli, con aziende, consorzi, associazioni imprenditoriali, ecc.

Ma i soldati sono cattivi, non meritano di ricevere una formazione filosofica pur di base. Così come sono cattivi i detenuti delle carceri, giudicati rei di qualcosa. E quindi perché svolgere attività educative, formative e ricreative in galera? Ampliando di pari passo questo pensiero folle potremmo giungere a sostenere che non merita perdere tempo dietro a un malato, perché tanto prima o poi morirà; non merita aiutare il figlio più debole e problematico perché il destino gli ha affidato questa condizione.

Non è compito dell’università insegnare a chi abbia desiderio di migliorare la propria condizione individuale o lavorativa, esistenziale o relazionale? Non è compito dell’università collaborare con altre istituzioni riconosciute dalla Costituzione repubblicana?

Vedo davanti a noi un baratro. E laddove si pensava di trovare una mano saggia e competente che potesse aiutare a tenere dritto il cammino sul crinale del nostro presente, si scopre una manica di imprudenti agitatori di antisocialità. Negare fondi economici e sostegno culturale all’esercito, e affossare i soldati in un luogo di minorità, significherà ritrovarsi sempre più con un esercito di ignoranti che deve far rispettare la legge o scendere in guerra per difenderci con le armi in mano.