Trafeli a Firenze, omaggio a Michelangelo
Inaugura il 15 gennaio e sarà aperta in visione pubblica gratuita fino al 15 febbraio, presso l’Accademia delle Arti e del Disegno, in via Orsanmichele a Firenze, la mostra “Omaggio a Michelangelo” di Mino Trafeli, nipote e figlio di scalpellini e alabastrai volterrani, che praticò la scultura nella sua impossibilità e nella sua continua modifica, passando attraverso pratiche moderne e postmoderne, materiali di ogni tipo, incisioni, performance, video, pittura e disegno inteso anch’esso come forma di scultura.
Per Mino Trafeli la scultura fu una forma di vita e di pensiero. Come è inevitabile per un artista toscano, Firenze fu fondamentale per la sua formazione, dove ebbe modo di studiare la scultura di Michelangelo e di rimanere affascinato per tutta la vita da alcune opere in particolare, come il Bacco del Bargello (di cui rifece in alabastro una gamba utilizzandola in varie opere tra anni ’90 e 2000) e il ciclo delle statue delle Cappelle Medicee (Il Giorno e la Tomba di Giuliano de’ Medici), oltre al volto del David, i Prigioni e la Pietà Rondanini. Sarà proprio a queste opere che lo scultore volterrano dedicherà nel 1985 un ciclo straordinario di 13 serigrafie intitolate Michelangelo, accompagnate da un video di 3 minuti e mezzo dallo stesso titolo, che verranno presentati insieme per la prima volta proprio in questa mostra fiorentina.
Utilizzando processi non digitali di deformazione delle immagini (allungate servendosi di una semplice fotocopiatrice), Trafeli tentò di applicare le distorsioni e le forzature anatomiche di Michelangelo al concetto stesso di scultura moderna, intesa come pratica di verifica e ripensamento continui delle sue condizioni storiche in epoca contemporanea. Inserendo nel ciclo di serigrafie il volto di un clochard, Alvaro, fotografato da Aulo Guidi, lo stesso stampatore della cartella, Trafeli renderà un omaggio implicito alla follia come fonte di creatività e invenzione.
La serie di Michelagnolo per Trafeli non sarà solo uno dei tanti omaggi dedicati ad artisti e scultori antichi e moderni come agli Etruschi o agli scultori del Quattrocento, o a Brancusi, Magritte, Savinio, de Chirico o Duchamp, ma l’omaggio per eccellenza allo scultore degli scultori, il cui non finito o la cui rielaborazione del corpo della scultura da parte di Trafeli saranno trasformati in una continua modifica e revisione delle proprie opere, fino a volte alla loro distruzione. Un modo per testare i limiti stessi della scultura, proprio come farà Michelangelo a livello anatomico e processuale. Il Michelagnolo di Trafeli non è solo un’opera dedicata allo scultore fiorentino, ma alla Scultura stessa come forma di pensiero e alla sua essenza.
Trafeli ha avuto riconoscimenti in vita, con svariate esposizioni personali in importanti città italiane ed europee, e partecipando a due Biennali d’Arte di Venezia. Allievo di Alessandro Parronchi, sulla sua opera hanno scritto tanti critici come Enrico Crispolti, Nicola Micieli, Vittorio Sgarbi e Matteo Tonelli. Sue opere sono state commissionate da istituzioni pubbliche e fondazioni private come Fondazione Volterra e Fondazione Piaggio.
