TrumPutin – Psycho alla Casa Bianca
Non si tratta di follia nel senso clinico del termine, come quella che devastò la mente di Giorgio III, ma di una perdita di realtà dovuta a una personalità borderline entrata oramai nella senilità.
La megalomania è una affezione mentale preoccupante e pericolosa se riguarda personalità dotate di grande potere politico. È la prima volta dal 1776 che alla guida degli Stati Uniti c’è un presidente che ne è affetto, e in sommo grado.
Megalomane Trump lo è stato nel corso di tutta la sua carriera. È già stato presidente per un quadriennio, con una sostanziale differenza, che durante quel periodo, aveva intorno a sé una serie di personalità, mano a mano defenestrate, che erano riuscite a creare un cordone sanitario .
Da Mike Pence, a Mike Pompeo, dal Generale McMaster a John Bolton, si trattava di uomini di robusta formazione repubblicana, uomini delle istituzioni formati nella consapevolezza di come esse li sovrastavano e alle quali dovevano sottomettersi.
Oggi, Trump è circondato solo da lacchè, unicamente Marco Rubio, che pure ha dovuto assoggettarsi, fa parte della “vecchia” guardia repubblicana.
Stiamo assistendo alla degenerazione di un potere che si crede assoluto e palesemente cerca di minare le basi dell’architettura di alleanze che gli Stati Uniti hanno costruito in ottanta anni. Lo fa attraverso ricatti, minacce, intimidazioni.
Sembra davvero che Trump stia seguendo un disegno preciso che ha il suo epicentro a Mosca e il cui scopo dichiarato è appunto quello di sganciare l’Europa dagli Stati Uniti, intercettando nella propria sfera Paesi e partiti che perseguono questo stesso disegno.
L’autoritarismo trumpiano è inestricabilmente legato alla megalomania e al narcisismo.
Il megalomane in posizione di potere non ammette impedimenti alla soddisfazione illimitata della sua pulsione di piacere. E qui, la megalomania si intreccia con un disegno che fa gli interessi dei nemici della democrazia. Si tratta di capire quanto sia casuale e quanto sia intenzionale.
Kiev è senza luce e senza acqua. Seicentomila persone hanno dovuto abbandonare la città mentre Trump intimidisce il premier norvegese accusandolo di non avergli fatto dare il Nobel (sua ossessione). Minaccia la Groenlandia e costruisce un Board of Peace a Gaza che è un ONU in miniatura in cui inserisce Paesi avversi ad Israele come Russia, Turchia, Pakistan, Qatar.
In un discorso allucinatorio e autocelebrativo si intesta la fine di otto conflitti, straordinarie capacità finanziarie, presentandosi come il più grande, il migliore in assoluto.
Siamo di fronte a un deragliamento psichico grave, a pulsioni ferocemente oscure in grado di provocare danni forse irreparabili.
[di Niram Ferretti]
