23 Gennaio 2026
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Sondaggi in Israele

La notizia è questa: le prossime elezioni legislative in Israele – per eleggere i membri del parlamento israeliano – si terranno quest’anno, più precisamente il 27 ottobre se non ci saranno eventuali scioglimenti anticipati.

Ricordiamo brevemente le regole del “gioco”: la Knesset, il Parlamento monocamerale d’Israele, è composta da 120 membri, eletti tra le liste dei partiti con sistema proporzionale (ma con soglia di sbarramento al 3,25%) in una circoscrizione unica nazionale. Ha il potere di creare a maggioranza (61 seggi) le leggi, di approvare il bilancio e di nominare e controllare il governo.

Così come in altri paesi, anche in Israele diverse aziende conducono sondaggi d’opinione per valutare le intenzioni di voto. Guardandoli, salta subito all’occhio un dato: se il governo attuale guidato da Benjamin Netanyahu è sorretto da una maggioranza alla Knesset di 63-65 seggi, i sondaggi lo danno in maniera quasi continuativa in minoranza sin dall’attacco terroristico del 7 ottobre 2023 (salvo un solo sondaggista, la Direct Polls, ma questo merita un commento a parte). Proviamo ad analizzare più nel dettaglio, guardando ai sondaggi di questa primissima parte dell’anno.

Il partito di Netanyahu, il Likud, è ancora oggi il più forte, 25-28 seggi (alla Knesset attuale, la cui composizione è uscita dalle elezioni del 2022, ne ha 32), l’estrema destra sionista varia tra 9 e 12 (14 alla Knesset), i due partiti religiosi Shas e UTJ variano tra 15 e 20 (insieme ne hanno 18). Questi partiti, che sorreggono l’attuale governo, secondo i sondaggi tutti assieme sono a poco più di 50 seggi, molto pochi per continuare a guidare il paese dopo le prossime elezioni.

Dall’altra parte c’è il cosiddetto “blocco” dell’opposizione. È un “blocco” per modo di dire, essendo formato da una destra imprescindibilmente e personalmente anti-Netanyahu, da un centro diviso in più frazioni, da quello che rimane della sinistra.

A metà dell’anno scorso Naftali Bennet, dopo aver governato qualche mese tra il 2021 e il 2022, ha registrato il suo nuovo partito (Bennet 2026), che è stimato attorno ai 20 seggi, forse qualcosa di più. A destra si colloca anche il partito Yisrael Beiteinu (“Israele casa nostra”) e il suo leader Avigdor Lieberman, un russo di Moldova (e questo la dice lunga su quanto si mescolano russi, ucraini e moldavi in quelle nazioni, ma non questo il nostro tema), stimato a 8-10 seggi (ora ne ha 6).

Il centro è un mezzo disastro. Due figure di rilievo di questi anni recenti, sono in grande crisi: Yair Lapid (che è stato anche primo Ministro), vede il suo partito Yesh Atid ridotto a una stima da 6 a 10 (alla Knesset ha 23 seggi), mentre Benny Gantz nemmeno supera la soglia (8 seggi alla Knesset). Emerge invece Yashar! (“onesto”, “retto”, “sincero”), fondato dall’ex Capo di Staff dell’esercito Gadi Eisenkot, in rotta con Benny Gantz, che è stimato a 7-10 seggi.

Dal disastro pare invece uscire la sinistra, Mentre nelle elezioni del 2022 i laburisti e il Meretz, nonostante gli scarni sondaggi, decisero di correre da soli (con io risulato che i laburisti ottennero 4 seggi e il Meretz non superò la soglia), ora si sono uniti con il nome di The Democrats (sic!), guidati da Yair Golan che prima della fusione era alla guida del Partito Laburista, che felicemente – si fa per dire – viaggiano in una stima tra gli 8 e i 12 seggi: più o meno il 10% dell’elettorato per i due partiti che guidarono il paese per oltre trent’anni dalla sua costituzione.

Quindi, riassumendo, il “blocco” dell’opposizione si compone da circa 30 seggi di destra (ma contro Netanyahu), 15-20 seggi del centro, 8-12 seggi di sinistra, per un totale di 56-60 seggi.

Fuori dai blocchi ci sono i due partiti arabi, la Lista Araba Unita (Raam), partito conservatore islamico, e Hadash–Ta’al, un partito secolare di ispirazione progressista. Qualche anno fa parteciparono assieme ottenendo 10 seggi (poco meno del 10% dei seggi al parlamento), ma le due diverse visioni del mondo prevalgono sull’unità che alcuni predicano per sostenere gli interessi dei cittadini arabi d’Israele. I sondaggi danno a ognuna delle due liste un peso pari a 5 seggi, che sono sicuramente utili per formare il governo prossimo del paese, sia di destra che del “blocco” d’opposizione.

Le aziende di sondaggio sono tutte concordi su questi numeri. Ma, come dicevo all’inizio ce n’è una che invece afferma proprio il contrario. È l’istituto di ricerca Direct Polls, fondato e diretto da Shlomo Filber, che è un personaggio da prendere con le molle, come si dice.

Filber è stato per lungo tempo direttore generale del Ministero delle Comunicazioni in vari governi di Netanyahu. È diventato un testimone chiave nel processo per corruzione contro il Premier chiamato “Caso 4000”.

Filber ha guadagnato molta visibilità per stato l’unico a prevedere la netta vittoria del blocco di destra nelle elezioni del novembre 2022. Ma adesso i suoi sondaggi sono considerati degli “outlier”, casi isolati: anche in questo mese Filber continua a rilevare una forte tenuta del Likud e della coalizione di governo, assegnandogli una potenziale maggioranza di 66 seggi, in decisamente in controtendenza. Lui sostiene che i suoi dati derivano da una diversa metodologia che include maggiormente gli elettori della destra religiosa, spesso sottorappresentati in altri sondaggi.

Questo dicono i sondaggi in Israele a dieci mesi dalle elezioni. Ma non sono esclusi colpi di scena, staremo a vedere. Intanto, dimenticavo: se le elezioni in Israele si terranno il prossimo 27 ottobre, una settimana dopo, il 3 novembre, negli Stati Uniti ci saranno le elezioni di “midterm”. Considerando il forte calo di consensi sia di Netanyahu sia di Trump, ci sarà da divertirsi.