14 Febbraio 2026
Movie

“Fuori” (di M. Martone, ITA-FRA2025)

La protagonista dell’ultimo film di Martone è la controversa scrittrice catanese Goliarda Sapienza (1924-1996), diventata celebre per il romanzo autobiografico L’arte della gioia. Ma anche partigiana, attrice, insegnante al Centro Sperimentale di Cinematografia. Al centro del film sta la vicenda carceraria di Goliarda, arrestata per furto di gioielli, una forma di cleptomania, e reclusa nel 1980 alcuni mesi a Rebibbia: esperienza da lei stessa raccontata in L’università di Rebibbia (Rizzoli 1983). Da questi due romanzi/saggi è liberamente rielabòrata la pellicola.

Il tentativo di Martone è quello di restituire il profilo umano della scrittrice, qui Modesta, nome drammatico di Goliarda ne L’arte della gioia: donna eccentrica, sensibile, sostanzialmente femminista, trasgressiva fino al reato. E di parlare del microcosmo carcerario come possibile scuola di vita. Non ci si sofferma sui “problemi” delle case circondariali in Italia, che non sono certo nuovi e che si sono aggravati negli ultimi decenni. Si tratta di rappresentare il felice e stimolante rapporto di Modesta-Goliarda con due sue giovani compagne di carcere, in particolare Roberta (Matilda De Angelis) e Barbara (Elodie) e poi anche sul mantenersi di un legame una volta uscite, sulla condivisione di sentimenti e sofferenze, e della palingenesi personale della protagonista. Il titolo Fuori ha certamente come prima e più evidente implicazione l’uscita dalla casa circondariale, il contrasto tra il “dentro” di Rebibbia e il “fuori” di Roma… “ Fuori” forse anche come capacità di capire e dedicarsi agli altri. Altre implicazioni individuate (p.es. “fuori dagli schemi di condotta ordinari”) sembrano meno attendibili.
Nonostante la convincente interpretazione della Golino il tentativo riesce a metà. Ha un che di banale e stereotipo la ricostruzione della personalità di Goliarda, il suo essere border-line, la Roma del dopo-carcere, dalla critica spesso definita “onirica”, e il rapporto in primo luogo con Roberta rimane offuscato, confuso, irrisolto. Un’opera professionale, tecnicamente ben girata, ben fotografata da Paolo Carnera, ma che non appassiona, non coinvolge più di tanto. Rimane cerebrale. Come è stato ben scritto, con una punta di ottimismo in più del dovuto, a nostro parere, da Beatrice Gangi: “Fuori di Mario Martone è un film ambizioso, urgente, capace di accendere riflessioni su libertà di genere, identità artistica, e sull’influenza del contesto di inserimento sulla costruzione dell’identità personale (e relazionale), ma che inciampa nella sua stessa complessità. Un’opera affascinante che, come la sua protagonista, resta parzialmente ai margini: scomoda, intensa, eppure impalpabile”.

Si aggiunga in conclusione, e questo è un titolo di merito, che la colonna sonora fa ampio uso di brani dell’immenso Robert Wyatt.

Voto: 6.5

 

Giovanni A. Cecconi

Professore di storia romana e di altri insegnamenti di antichistica all'università di Firenze. Da sempre appassionato di cinema, è da molti anni attivo come blogger su alleo.it per recensioni, riflessioni, schede informative, e ricordi di attori e registi. È stato collaboratore di Agenzia Radicale online e di Blog Taormina. Ama il calcio, si occupa di politica e gioca a scacchi, praticati (un tempo lontano) a livello agonistico, col titolo di Maestro FIDE.