22 Marzo 2026
Movie

“Tre ciotole” (di I. Coixet, Italia-Spagna 2025)

Isabel Coixet non era, almeno a chi scrive, molto nota. Abbiamo ricostruito di aver visto di lei tanti anni fa Lezioni d’amore con Penelope Cruz. Chiaro, sia detto per incidens e quasi per non dimenticare che c’è un Bergman straordinario anche prima dei suoi film più noti,  che tra Lezioni d’amore e … il bergmaniano Una lezione d’amore  (En Lektion i kärlek 1954) vi è l’abisso. La Coixet comunque è sceneggiatrice e regista rispettabile, anche per quanto abbiamo constatato con il film di cui qui forniamo una breve recensione. Catalana (nata nel 1960 a Barcellona) ma da tempo trapiantata negli USA, una laurea in storia contemporanea, la Coixet rivela anche in questa pellicola una sollecitudine speciale per le storie d’amore difficili, raccontate o presupposte (come qui: si parte dalla fine di una storia d’amore), e i turbamenti che provocano nell’animo femminile. Come nel caso di Lezioni d’amore (liberamente ispirato da L’animale morente di Roth) anche qui la Coixet si basa su un romanzo, e anzi per la precisione una raccolta di racconti tra loro legati, riadattando per il grande schermo il libro Tre ciotole di Michela Murgia (2024), della coraggiosa scrittrice compianta anche da chi non sempre ne condivideva nella le idee e non sempre amava il suo modo di porsi.

Tre ciotole, con Elio Germano e Alba Rohrwacher (oltre che con Silvia D’Amico, efficace nelle vesti della sorella della protagonista), ha avuto un’accoglienza altalenante dalla critica, tra il considerarlo una operazione di cassetta con qualche tendenza a ‘valorizzare’ il ricordo della scrittrice sarda e invece un’opera sensibile, ben costruita e ottimamente recitata. Ci chiediamo come, la regista, sia venuta a conoscenza della vicenda della Murgia e della sua opera letteraria, ma giudichiamo il film: un film dolente, sulla separazione dagli altri durante una malattia terminale, e ad un tempo una celebrazione delle possibilità offerte dalla vita. Ambientato a Roma, soprattutto in Trastevere, con alcune sequenze girate nel museo archeologico di splendido e originale allestimento di Centrale Montemartini, diviso in capitoli (episodi intrecciati, come i racconti nel libro), il film traccia dapprima la reazione sofferente di Marta (A.R.), per la rottura con Antonio (E.G.), e successivamente la scoperta di una malattia letale. Ci parla della sua accettazione di essa, anche grazie al sostegno fattivo della sorella Elena, della umanissima gastroenterologa Benati (Sarita Choudhury), e al rapporto incompiuto con un collega insegnante di filosofia, del quale percepisce i sentimenti. La capacità di convivere con un destino segnato è simboleggiata dalle tre ciotole usate da Marta, che si rifanno a determinati rituali orientali caratterizzati dalla cura quasi maniacale della distribuzione degli ingredienti per prepararsi dei pasti ristoratori: qui un modo per ribadire il desiderio di un quotidiano normale, ordinato, sereno nonostante tutto. I dialoghi non sono sempre riusciti, la recitazione è buona, anche se Germano sembra a momenti un po’ sbalestrato rispetto a ruoli che gli si addicono di più.

Voto: 7

Giovanni A. Cecconi

Professore di storia romana e di altri insegnamenti di antichistica all'università di Firenze. Da sempre appassionato di cinema, è da molti anni attivo come blogger su alleo.it per recensioni, riflessioni, schede informative, e ricordi di attori e registi. È stato collaboratore di Agenzia Radicale online e di Blog Taormina. Ama il calcio, si occupa di politica e gioca a scacchi, praticati (un tempo lontano) a livello agonistico, col titolo di Maestro FIDE.