Francesco Mazza, Estinzione, La nave di Teseo editore, 2025, pag. 282.
Se un esergo fu mai azzeccato, questo, tratto da La coscienza di Zeno, si adatta perfettamente al contenuto: Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l’uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza.
Milano, lui lavora in una agenzia pubblicitaria, lei lavora nella stessa città nel settore dello spettacolo, finché non accetta la proposta di spostarsi a Roma. E questo sarà dannoso.
Lui, Silvio, non ha mai cercato relazioni durature, ma solo consumato i rapporti, “ancora convinto che le relazioni sessuali potessero sopperire alle carenze interiori” e in linea col pensiero sviluppato in ufficio: “Poteva davvero chiamarsi lavoro? Anche perché della mia energia il capitalismo moderno avrebbe potuto fare a meno: un algoritmo sarebbe stato in grado di svolgere la mia mansione in modo più preciso. Il senso della mia esistenza – e di tutti quelli come me, impiegati nel post-terziario avanzato – non stava quindi nel lavoro in quanto tale, ma nel consumo. In altri termini, io non servivo per ciò che facevo in ufficio, ma per il modo in cui avrei speso la mia bella sommetta”.
L’incontro con Alisia un paio di volte in ascensore, prima considerato una apertura a un altro mese di sopravvivenza sessuale, finisce per sconvolgergli la vita, perché Alisia è la più esperta bugiarda che lui abbia mai conosciuto, capace di essere totalmente diversa, un’altra persona a seconda delle situazioni, senza mostrare il minimo segno di disagio e facendogli accettare per vero anche l’impossibile: “Sul suo volto, verità e menzogna erano indistinguibili come piacere e dolore nel mio animo”.
Del resto lui ammette di avere una natura rinunciataria e, pur nella consapevolezza delle menzogne, non riesce a staccarsi da Alisia: “Amavo e odiavo Alisia. La desideravo con tutto me stesso e con tutto me stesso avrei voluto non averla mai incontrata […] Non restava che rassegnarsi a fare quanto voleva lei”. Con i loro reciproci difetti finiscono per completarsi, tuttavia, “laddove gli altri ricercavano il piacere, io, per incontrarlo, dovevo andare nella direzione opposta, quella del dolore”.
Se può sembrare una tormentata storia di amore e di sesso, il romanzo di Francesco Mazza è ben altro: il narratore guarda da distanza, a posteriori, in un’analisi critica e dura della società dei consumi, dell’intelligenza artificiale, del consumo di immagini attraverso i social in una ricerca ossessiva di nuovi guadagni: “se caricare una foto sui social era un’attività gratuita, il tentativo di affermarsi nel mondo virtuale drenava un’immane quantità di denaro”, questo poteva garantire entrate maggiori dello stipendio di un semplice dipendente.
Una società che ha visto lo “sfascio del sistema capitalista”, dove molti giovani non aspirano più a fare professioni “come il medico, l’avvocato o il dentista, ma il fotografo, l’attore, il regista, o meglio ancora l’influencer o il tiktoker”, in ogni strato sociale, anche nelle famiglie borghesi a causa “dell’idea malsana, promossa incessantemente dagli ordigni e inculcata alle persone fin dalla loro infanzia, che ogni essere umano possedesse un intrinseco diritto alla felicità”. Il mancato raggiungimento di obiettivi prefissati porta a un aumento del mercato degli psicofarmaci,“gli psicanalisti si arricchivano e una nuova genia di truffatori, sotto la qualifica di life coach, faceva affari d’oro grazie a una moltitudine di individui disposti a rovinarsi economicamente pur di non accettare la mediocrità della propria esistenza”.
Ordigno è il termine con cui si fa riferimento al cellulare, sintesi perfetta di tutto il danno che può contenere, capace di influire sull’umore del suo possessore, in questo caso di Alisia: “una manciata di follower nuovi di zecca le avrebbero risollevato il morale”. La sua vita sarà tutta resa pubblica anche nelle situazioni più delicate, tutto sarà strumentalizzato senza riguardo per nessuno, nemmeno per un feto, all’unico scopo di vedere crescere i follower: “La cosa importante non era il contenuto del messaggio, ma le reazioni che il messaggio avrebbe generato, il potere virtuale di cui avrebbe beneficiato l’autore”.
Lo sguardo critico si allarga alla scomparsa dei contatti umani, perché la comunicazione offerta dagli ordigni è “incentrata proprio sul nulla”, sulla falsa illusione di felicità, sugli ingannevoli messaggi pubblicitari, sull’uso sempre più esteso di parole inglesi dentro e fuori l’ambiente di lavoro, che fanno sentire dei poveri cristi chi non le conosce. Ma anche sulle discutibili produzioni acclamate come arte, sulle “ingiustizie che quotidianamente venivano ordite […] dalle grandi istituzioni politico-finanziarie inter nazionali; sulla “ostentazione di una felicità di facciata, cercando di scatenare negli altri un misto di invidia e senso di inferiorità, i carburanti migliori di cui si alimenta l’industria del potere virtuale”; sui facili licenziamenti – conseguenza dell’avanzare della tecnologia – che mettono in ginocchio, sulle discutibili tendenze alimentari in voga. Sulla ossessiva e patologica attesa di una spunta blu sul cellulare.
Come si adatterà Silvio, per sua natura rinunciatario, a un simile contesto? Alla cresciuta fortuna di Alisia come influencer?
Superfluo chiedere perché questa storia sia raccontata al passato, sulle ragioni dell’estinzione dell’umanità purtroppo resta poco da argomentare.
