29 Gennaio 2026
Culture Club

Da Trasimaco a Maduro

Nel 1947, lo storico tedesco Gerhard Ritter pubblicava «Il volto demoniaco del potere». In questo bel lavoro si stabilisce quella stessa divisione che la filosofa Franca D’Agostini ha ribadito ai giorni nostri: da una parte gli analitici, dall’altra i continentali. In estrema sintesi: il mondo-anglo sassone (analitico), secondo il dettato di Ritter, predilige i machiavellismi, il mondo continentale predilige l’umanesimo. L’arresto di Nicolas Maduro ha, dunque, rappresentato una ennesima riprova di questo teorema? Il machiavellismo trumpiano ha avuto la meglio sulle pascaliane «ragioni del cuore», che, in politica internazionale vogliono dire diritto, mediazione, dialogo?

Ora, le cosiddette «ragioni del più forte», nella «Repubblica» di Platone, sono difese da Trasimaco. Dunque, Platone non le esclude affatto, anzi le considera, sia pure per confutarle. In questo nostro mondo liquido «Ma Duro», Erasmo, Pudendorf e Grozio potrebbero essere intesi come i paladini del diritto internazionale, Hobbes, per esempio, sarebbe il machiavellismo necessario a questa «modernità in polvere» – come amerebbe dire Arjun Appadurai – più che mai corpuscolarizzata, come ognuno di noi sa.

In fondo siamo di fronte a un problema antico. Il commando, il tribunale di New York, il popolo venezuelano, i giacimenti di petrolio, il dittatore di Caracas, il ruolo della Russia e della Cina, il disegno geopolitico (Ucraina) da completare (riconoscendo l’egemonia russa sull’Europa dell’Est), tutto ciò mi conduce a pensare che questo sia un problema di stretta attualità. E non solo. Il problema stesso potrebbe «allungarsi», piuttosto che «allargarsi»: l’occupazione militare della Groenlandia, l’attacco alla parte «non-allineata» del continente latino americano (Colombia e Cuba) e, poi, chissà che altro.

Per cui, l’analisi di Ritter, in qualche modo, ci potrebbe essere d’aiuto. La forza, nelle democrazie, è mediata dalle regole. Karl Marx ci ha giustamente insegnato che la «critica delle armi» batte sempre le «armi della critica». Un’esplosione di forza bruta metterebbe, sempre secondo il pensatore di Treviri, i «rapporti di produzione» e, quindi, la struttura-economica del pianeta di fronte a una contrapposizione di forze.

Invece: che Nicolas Maduro – il quale si dichiara prigioniero di guerra – annuncia immediatamente il bellum omnia contra omnes. Cioè uno stato di ansietà e di paura diffusa a tutti i livelli. Aristotele su questo è stato chiaro: dove non c’è più comunione di uomini, o si è bestie o si è Dio. Insomma, l’attuale fase di questo neoliberismo trumpiano sembrerebbe confermare l’antica tesi di Margaret Tatcher: «la società non esiste». È chiaro che questo non è un film post-apocalittico. Per cui le cose, alla fine, non andranno certamente in questo modo nella realtà. Però una cosa Ritter ce l’ha insegnata: la mediazione può nulla di fronte al machiavellismo. Ora, utilizzando il caso occorso a Maduro per fare un discorso molto più generale, quello che si può dire è che la mediazione ha bisogno di tempi lunghi (e di lunga pratica con la «teoria dell’agire comunicativo»), mentre l’immediato è appunto subitaneo e brutale.

Voglio finire ancora con Marx. Finché le «forze produttive» e i «rapporti di produzione» stanno in un qualche equilibrio, le cose vanno più o meno bene. Ma quando arriva una «crasi» allora l’equilibrio si rompe definitivamente. Traducendo il tutto oggi: finché la forza bruta è contenuta dalla civiltà, allora si può stare tranquilli che analitici e continentali, machiavellici e erasmiani, possono convivere. Termino questo mio articolo con un interrogativo: l’attuale stadio della nostra civiltà Occidentale rispecchia, oggi, questa forza bruta?

Gianfranco Cordì

Gianfranco Cordì (Locri, 1970), ha scritto dodici libri. E' dottore di ricerca in filosofia politica e giornalista pubblicista. Dirige la collana di testi filosofici "Erremme" per la casa Editrice Disoblio Edizioni. Dirige le tavole rotonde di filosofia del Centro Internazionale Scrittori della Calabria.