28 Maggio 2026
Sun

Patrizia Debicke Van Der Noot, L’Inglese di Tiziano, AltreVoci edizioni 2026, pag. 312.

 

“Quando l’uccello lascerà la gabbia, la morte colpirà implacabile per sua mano. E tu, traditore, chiunque tu sia, non potrai fermarlo”. Sono le parole che l’arcivescovo Baimbridge vomita con livore addosso a Lord Templeton, prima di chiudere gli occhi.

Patrizia Debicke Van Der Noot porta il lettore al tempo del Concilio di Trento, in pieno scontro tra cattolici e protestanti, con la chiesa riformata d’Inghilterra dove Enrico VIII, vecchio e malandato, ha la scomunica addosso. Trascina nella storia – un vero noir – arcivescovi, cardinali, ambasciatori, pretini traditori, falsi monaci, il papa, e uno stuolo di collaboratori armati che dovrebbero eliminare o avvelenare qualcuno: chi, tra Lord Templeton, il cardinale Pole, l’arcivescovo Baimbridge, il cardinal Farnese nipote di Paolo III e personaggio di grande rilevanza nella storia, o il papa stesso? E con servitori infiltrati, un cuoco artista e sempliciotto, dei giganti protettori, un paggetto – il piccolo Puccio, poi Puck – che ha trovato di nuovo una famiglia, sempre a fianco di Lord Templeton.

Nel ritmo incalzante dei fatti, tra tentativi di omicidio falliti, progetti annullati, in una ambiguità di schieramenti che non si chiarisce fino alla conclusione, nella finzione, il doppio gioco, l’origliare alle porte, lo spionaggio, non mancano importanti figure femminili, come Tempesta, ossia Angela Gradi, la mascherina che si presta a un gioco pericoloso per denaro, tuttavia una donna capace d’amore e dedizione. Né mancano amanti fascinose come la duchessa Riario, abituata a frequentare il letto di alte figure istituzionali, attenta a ogni sfumatura e capace di delazione. E figure materne, come la cuoca Marta che si prenderà cura di Puccio, il bambino mendicante sottratto al suo sfruttatore violento -chiaro riferimento a Oliver Twist– o Vittoria Colonna, involontariamente al centro di un complotto.

L’episodio di apertura, che ci porta a Cambridge nel 1543 nella famiglia di un “insegnante aggiunto di Greco a Cambridge” in cerca di migliori condizioni economiche, visto un bambino piccolo e uno che sta per nascere, poi un agguato a un cavaliere proveniente da Londra con tre uomini di scorta, cadono quasi dimenticati nell’intreccio degli accadimenti, per andare a giustificarsi molto tardi, nel dipanarsi della storia. Salvo iniziare a farsi domande, o tornare indietro, per collegare e risolvere gli enigmi.

Tra i tanti personaggi volti a un proprio obiettivo segreto, la figura dell’inglese Lord Templeton è quella più impenetrabile e carica di fascino. Giovane, bello, riservato, attraversa quasi tutti gli eventi con una benda a coprire una ferita sul volto: di una sua particolare natura si era reso conto Tiziano Vecellio, a Venezia, alla cui bottega Templeton si era rivolto per farsi fare un ritratto. Tiziano lo osserva da un occhio attraverso la parete: “quell’uomo ha due volti, potrebbe essere un assassino o un angelo”. Ne resta colpito, incuriosito, e continueranno a incontrarsi.

Patrizia Debicke Van Der Noot ci fa vedere Tiziano a Roma a realizzare il quadro di Danae e a rispondere alla richiesta di Templeton, non ci dice nient’altro di lui, finché non lo scopriamo da soli.

Seguiamo viaggi carichi di pericoli naturali e di insidie, trasferimenti di carovane da Venezia a Roma in un numero infinito di giorni, tra appennini e vallate, o in paesaggi agresti di lontana memoria. Si aprono splendidi palazzi, si festeggia il carnevale per le calli veneziane e il martedì grasso per le vie di Roma, con folla, voci, suoni, colori, corse di nobili a cavallo.

Poi anche il cielo diventa violento e piogge interminabili percuotono Roma, il Tevere si ingrossa di affluenti, le strade diventano fango, i piani bassi delle abitazioni sono invasi dall’acqua, chi può si mette in salvo: “La piena era attesa. La gente vociava di fiumi e torrenti impazziti che stavano dilagando, riversandosi nella piana. Superarono carretti, persone a piedi, a cavallo, sugli asini, che abbandonavano i quartieri a rischio di inondazione per raggiungere i colli”.

A un climax crescente di violenza umana, fa parallelo una città disperata che odora di marcio: una storia collocata nel millecinquecento è resa con eccezionale capacità di intreccio, con attenzione anche ai personaggi che potrebbero sembrare minori, ma di rilevanza importante ai fini del racconto. Che ruota intorno a teste coronate o comunque importanti, che nasconde intrighi, ipocrisia, doppiezza, violenza, uso machiavellico di ogni mezzo per raggiungere un fine.

Allora come oggi, ci viene da pensare, la Storia non è cambiata nei secoli. Le differenze di credo, invece di placarsi in una rispettosa accettazione, incutono paura perché minano il potere, e diventano motivi di scontro e di morte, nella presunzione di agire in nome di Dio.

Eppure già allora Paolo III aveva detto: “Nessuno ha il diritto di usare Dio come clava”. Parole forti, che tendono la mano e si uniscono a quelle di un grande pontefice che ci ha lasciato da poco, e al pontefice attuale, di cui stiamo scoprendo la forza e la determinazione.

 

Marisa Cecchetti

Marisa Cecchetti vive a Lucca. Insegnante di Lettere, ha collaborato a varie riviste e testate culturali. Tra le sue ultime pubblicazioni i racconti Maschile femminile plurale (Giovane Holden 2012), il romanzo Il fossato (Giovane Holden 2014), la silloge Come di solo andata (Il Foglio 2013). Ha tradotto poesie di Barolong Seboni pubblicate da LietoColle (2010): Nell’aria inquieta del Kalahari.