14 Giugno 2026
Sun

Anne Cathrine Bomann, La stagione dell’acquario, Iperborea 2026, pag. 256, traduzione dal danese di Eva Valvo.

 

Dopo il romanzo di esordio, L’ora di Agathe, un delicato percorso dentro la psiche, che sottolinea l’umano bisogno di relazioni di amicizia, di affetto e amore, Anne Cathrine Bomann, scrittrice, poetessa e psicologa danese, ci porta nel Mondo oceano insieme a Vigga, giovane donna dai lavori saltuari, ora tirocinante all’interno di un Acquario dove prepara il cibo per i pesci delle vasche e ne cura la pulizia, per la meraviglia dei visitatori affascinati dalle forme, dai colori dei pesci e dei fondali. Scopre una realtà a lei estranea: “Ogni tipo di vegetazione là dentro è già morta nell’attimo in cui ce la mettiamo, e lo sarebbero anche gli animali se non gli depurassimo e ossigenassimo l’acqua e non gli versassimo le giuste dosi di mangime”. Infatti “l’obiettivo è creare un’illusione che vada bene a tutti, un bel quadretto, abbastanza interessante e decoroso da risultare sopportabile ai visitatori”; quello di non far vedere “lo scarto fra l’area espositiva patinata e il dietro le quinte rumoroso e maleodorante”. Curati, ma chiusi nelle vasche, i pesci vanno avanti e indietro nell’inutile ricerca del mare aperto. Incarcerati.

Vigga ha un’amicizia forte e di lunga data con Maiken, si sono capite da ragazzine al primo sguardo, condividono da allora spazi, esperienze, si raccontano le emozioni. Maiken ora convive con il compagno, per Vigga invece si è chiusa da poco una storia d’amore. Riservata, in imbarazzo nell’incontro con gli altri a cui non sa mai cosa dire, più a suo agio nella solitudine – a meno che non si tratti di Maiken – Vigga non si sente mai nel posto giusto, vive nella continua sensazione di essere una esclusa e nel Mondo oceano si sente vicina agli esseri che si muovono oltre il vetro: “Per me la sensazione di essere esclusa è come il respiro: banale, costante”.

In una vasca c’è un polpo femmina, Rosa, che non fugge a nascondersi da lei, anzi la accoglie quando mette una mano nell’acqua, come se la conoscesse: “Ognuno di noi ha un suo sapore. Sappiamo di crema, di nicotina o del vino bevuto a cena. Una parte dell’apparato sensoriale di Rosa si trova nelle ventose. Se qualcosa non le piace, se ne tiene alla larga”. Allora succede qualcosa di insolito ed emozionante: “Appena apro il coperchio della sua vasca, Rosa sale dal fondo allo stesso modo, si allunga a cercarmi e mi si avvinghia alle mani”.

Il romanzo alterna la storia con pagine di ricerca sulla vita e le caratteristiche dei polpi, perché Rosa assume sempre maggiore importanza nelle giornate di Vigga che è assetata di conoscenza, perché sente che qualcosa le accomuna: “Il polpo trascorre gran parte della vita da solo, senza un branco, e al contrario degli umani ha sviluppato un’intelligenza fondamentalmente asociale”. La realtà di Vigga, il modo in cui si percepisce, è quello di “esistere in una città senza aria pulita né significato né spazi infiniti. Sbattere contro pareti invisibili, oltre le quali si intuisce qualcosa di incomprensibile e irraggiungibile. Alzarsi ogni mattina con la sensazione che al mondo manchi qualcosa che manca dentro di me”.

La sosta davanti alla vasca di Rosa si prolunga, ne osserva i rapidi movimenti e il mutare dei colori, lì ama consumare il suo pranzo: “A volte i polpi cambiano colore quando dormono e modificano l’architettura della propria pelle.  […] Dietro gli occhi chiusi, il polpo è alle prese con una battaglia o una caccia agguerrita, e le sfumature di cui si colora fanno sognare anche noi spettatori. […] Se stanotte faccio in tempo a dormire, spero di sognare te”. Con lei si confida, come con un’amica.

Che posto ha Maiken in questa fase della sua vita? Il nucleo familiare di Maiken sta crescendo e ciò comporta attenzioni e preoccupazioni nuove che influiscono sul rapporto con Vigga: lei sente di avere perso l’esclusività di quella amicizia e si sente tradita, in realtà non riesce a condividere la gioia della maternità di Maiken, ne prova gelosia.

La delicatezza, la meraviglia del romanzo di Anne Cathrine Bomann crescono e colpiscono a ogni pagina sempre di più, mentre accompagniamo Vigga nel Mondo oceano e ne conosciamo le scoperte: “Come mai l’intelligenza degli animali ci sorprende tanto? Come ho fatto a credere che gli animali dell’Acquario fossero del tutto insignificanti, fino a poco tempo fa?” E la scopriamo a condividere la sofferenza per le condizioni di quegli incarcerati, soprattutto per la tenacia, il sacrificio di Rosa, la femmina che protegge all’impossibile le sue uova mai fecondate: “Là dentro è sola soletta, quindi nessuno ha potuto fecondare le sue uova: per quante cure e sacrifici possa offrire, non si schiuderanno mai”.

Il tirocinio  porta Vigga non solo a un avvicinamento progressivo e affettivo al mondo animale, “ Man mano che imparo i nomi degli animali, man mano che capisco tutto ciò che c’è in una creatura come Rosa, questo nuovo universo si schiude sempre più intorno a me”, ma ad abbattere quel muro che ha sempre innalzato tra sé e gli altri, capace ora di capire che l’assenza di un gesto non è assenza d’amore, e di apprezzare il mutare delle situazioni, che non sono volte a minare l’amicizia, ma a farne conoscere la sua vastità, perché, se è vera, può non essere esclusiva, ma fare posto ad altri.

 

 

Marisa Cecchetti

Marisa Cecchetti vive a Lucca. Insegnante di Lettere, ha collaborato a varie riviste e testate culturali. Tra le sue ultime pubblicazioni i racconti Maschile femminile plurale (Giovane Holden 2012), il romanzo Il fossato (Giovane Holden 2014), la silloge Come di solo andata (Il Foglio 2013). Ha tradotto poesie di Barolong Seboni pubblicate da LietoColle (2010): Nell’aria inquieta del Kalahari.