3 Settembre 2026
Words

Sconcerto politico e sociale

«Suggerisco di smettere di parlare di noi; cerchiamo di parlare dei problemi concreti degli italiani», Elly Schlein, alla Festa dell’Unità di Genova, ha posto, in maniera diretta, l’equazione duale: politica-problemi. Da un lato, ad agosto l’inflazione è salita al 3,3%, a causa del delicato fattore energetico – quella di fondo è rimasta stabile, per fortuna. Dall’altro lato, la politica si divide tra una destra di governo che ha proposto una legge elettorale con un ballottaggio accessibile a quella coalizione che raggiungerà il 40% dei voti, e una sinistra che cerca una via intermedia tra un programma ancora tutto da fare e un leader ancora tutto da scoprire. Il centrosinistra, distante dai «problemi concreti», parla di primarie che forse si faranno o forse non si faranno, mentre la destra si trova a dover fronteggiare uno stato delle cose che indica la rilevanza di carburanti alle stelle, un lavoro fermo e un Pil che sta avanzando. Per cui, la politica, oggi, non vive solo nello scollamento puro e semplice rispetto a quella che Niccolò Machiavelli definiva la «realtà effettuale della cosa», e non si pone neppure come autoreferenziale. Un piccolo elemento di realtà esiste, infatti, sia per la destra che per la sinistra.  I sondaggi sono il collante di una destra di governo rispetto ai «problemi concreti». Per la sinistra, invece questo Attack è costituito dall’ipotesi di un «programma» che dovrebbe far combaciare la proposta politica con la «realtà effettuale».

Intanto, gli italiani subiscono questo processo, vissuto attorno ai loro «problemi concreti». E manifestano la propria stessa esistenza con due sentimenti distinti: la rabbia e lo sconcerto. A fronte di un’intera classe politica che si sta accartocciando su questioni «lontane» (nuova legge elettorale con ballottaggio da una parte e programma e primarie dall’altra), Elly Schlein pone la questione della dualità relativista tra ottiche del tutto differenti.

Ma è vero o non è vero che siamo in una «post-democrazia», come ha scritto Colin Crouch? E cioè, ci troviamo in un sistema di governo nel quale l’unico elemento di realtà rimane il momento di quando noi tutti siamo chiamati alle urne, e poi basta!

In questo senso, sia la proposta di una legge elettorale di tipo proporzionale con un premio di maggioranza pachidermico, sia il nesso programma-primarie, rispondono a una post-politica ormai interessata, per così dire, solo alle interpretazioni e non ai fatti. I «problemi concreti» non costituiscono più l’elemento di realtà; semmai: vengono considerati dopo, se vengono considerati…

In questo quadro, gli italiani declinano i propri problemi concreti in sentimenti di rabbia; una rabbia che non ha un oggetto preciso come suo obiettivo e che il generale in pensione Roberto Vannacci sta, adesso, iniziando a canalizzare. Le paure e le ansie diventano richieste di sicurezza. Si accetta il «presente» nella consapevolezza della sua immodificabilità. Per ognuno, nasce lo sconcerto. L’esatta coscienza del proprio smarrimento esistenziale, della propria solitudine, del fallimento di una politica che, ormai, non rappresenta altro che una «guerra ibrida» tra prese di posizioni integrate al sistema evanescente del panorama nazionale e, soprattutto, internazionale e rivendicazioni apocalittiche, ad esempio di una classe media che chiede riconoscimento, diritti e possibilità di crescita economica. Lo sconcerto è una conseguenza inevitabile rispetto a una politica che si è avvitata intorno a posizioni, ai più, incomprensibili. Intanto la società è diventata una somma non commutativa di individui, ciascuno, come diceva Vasco Rossi, «con il suo viaggio/ognuno diverso/e ognuno in fondo perso/dentro i fatti suoi».

Lo spettacolo, i dispositivi della telecomunicazione e la tecnologia, hanno fatto il resto. Lo sconcerto non è più, adesso, di chi non si sente rappresentato. È  invece quello di chi non riesce a trovare una via d’uscita, né personale né collettiva.

I problemi concreti della gente, sconcertano.

Gianfranco Cordì

Gianfranco Cordì (Locri, 1970), ha scritto dodici libri. E' dottore di ricerca in filosofia politica e giornalista pubblicista. Dirige la collana di testi filosofici "Erremme" per la casa Editrice Disoblio Edizioni. Dirige le tavole rotonde di filosofia del Centro Internazionale Scrittori della Calabria.