La “Via Lattea” di Checco Zalone campione di incassi
Convinti da amici, seppur con qualche pregiudiziale, ci siamo avventurati a vedere questo Buen Camino diretto da Gennaro Nunziante, sceneggiato dallo stesso regista con Luca Medici, in arte Checco Zalone, di nuovo in scena dopo una pausa di vari anni.
La sinossi si incentra sull’alter ego di Zalone, che infatti si chiama Checco ed è un quasi cinquantenne ricco erede di una famiglia di industriali del nord. La sua vocazione, il suo way of life, è un otium (sine dignitate) basato sull’acquisto e l’ostentazione di beni di lusso e della propria agiatezza, di vestiti sgargianti e ridicoli, qualcosa di simile a quella che i sociologi anglofoni chiamano conspicuos consumption. Girato in Costa Smeralda, Roma e Spagna, vediamo subito il Checco peggiore, tra yacht, piscine, una bella fidanzata messicana, un numeroso personale domestico filippino, gli amici che come lui non hanno bisogno di lavorare. L’elemento che vorrebbe essere drammatico compare quando l’ex moglie, Linda (una brava Martina Colombari, che non si riconosce dietro degli occhialoni alla moda), avvisa Checco che la loro figlia Cristal (Letizia Arnò) è scomparsa. Tra molte difficoltà, un Checco finalmente responsabilizzato rintraccia la figlia lungo il cammino per Santiago di Compostela, la controlla, la segue, dunque la tormenta come un padre ben ansioso. Non sa nulla di cosa rappresenti storicamente e filosoficamente il cammino. Si impegna per ristabilire un rapporto con Cristal tra mille istruttive avversità e disagi. E questa è la vera ricchezza, ci dice questo film moralistico, per nulla divertente e con qualche caduta di gusto imbarazzante. Eppure qualcuno ne ha parlato come di un racconto di formazione. Anche la sequenza iniziale e reincorniciata nel finale in cui il protagonista deve fare i conti con l’urologo e la malattia, ha il significato di un richiamo alla quotidianità, che vale per tutti o potremmo dire non risparmia nessuno.
La commedia, uscita per il Natale 2025, ha ottenuto incassi stellari, mai raggiunti prima in Italia: 76 milioni di euro al botteghino. Si spera che ci sia stata una ondata inflazionistica speciale, e riservata agli spettatori di questa pellicola di modestissimo livello (noi fra costoro, sia pure in ritardo), destinata a far ridere, o peggio, sorridere, solo chi ne abbia un desiderio preoccupante.
“Via Láctea” è modo in cui in Spagna si soprannomina il cammino verso il sepolcro di San Giacomo: la scia celeste che faceva da guida nel medioevo ai pellegrini. Buñuel nel 1969 ci costruì uno dei suoi film meno riusciti. Ma il surrealismo zoppicante di quella pellicola, ancorché non ispirato, straccia la debole banale comicità di Zalone e Nunziante.
Voto: 4
