Gabrielle Filteau-Chiba, Le riforestatrici, Iperborea S.r.l. 2026, pag. 384, traduzione dal francese di Luciana Cisbani
La rivoluzione parte dalle donne, Le riforestatrici. Tra loro Fäy, Miranda, Samaya, Raquel, Sandrine, tutte unite nel perseguimento di un unico scopo, tutte con esperienze di dolore alle spalle, in un futuro immaginario e tragico per l’umanità, dopo che la civiltà ha visto la sua Sesta Estinzione. Siamo nel Quebec.
Gabrielle Filteau-Chiba, scrittrice e attivista canadese, ha trascorso vari anni nel Quebec, a Kamouraska, in una capanna nella foresta, senza acqua corrente, elettricità e connessione internet: non è diversa la condizione di queste donne che fanno parte di un programma di riforestazione di aree del Nord desertificate dalla distruzione progressiva dell’ambiente e l’inquinamento di aria, acque e terra. Donne che si spezzano la schiena a piantumare migliaia di alberelli al giorno, che vivono in mezzo alle difficoltà e al pericolo, ma sono libere.
La storia ha una struttura intrecciata che raccoglie varie generazioni: Hexa vaga in ambienti distrutti portando un figlio dentro di sé, scopriremo tardi chi sono e che cosa ne è stato di loro. C’è Fäy a cui un figlio è stato strappato, ci sono donne e uomini cresciuti negli orfanotrofi o passati di affido in affido, che non conoscono i genitori ma hanno ereditato alcuni aspetti della loro personalità senza saperlo. Sandrine è una di loro, irrequieta, ribelle, sofferente nei confronti della vita fino ad arrivare sull’orlo di un abisso, nella cittadina murata di Sainte-Foy.
Thalie, la figlia ora sedicenne di Sandrine, è figlia del Sistema. Nata e cresciuta a Sainte-Foy dentro il suo muro invalicabile, con il cip sottopelle come tutti i suoi abitanti, con gli oggetti volanti di identificazione -gli OVI- che controllano anche l’intimità delle persone, dove i libri sono proibiti, i paesaggi scomparsi dipinti sul muro, le nascite controllate perché non aumentino le bocche da sfamare, proibiti gli animali domestici. Qui i figli sono sottratti alle madri al minimo segno di ribellione al sistema o di difficoltà economica o psicologica, poi dati a famiglie rispettate per la posizione sociale e l’asservimento al sistema, senza che le madri ne abbiano più notizia. Qui si diffonde la paura e si indottrinano gli abitanti. L’aria è irrespirabile, non si vede più il cielo ma un grigio uniforme sopra la città, gli alberi sono sostituiti da elementi sintetici che aspirano anidride carbonica. Oltre il muro, lontano, ci sono rovine di antichi villaggi e divampano gli incendi.
Nell’accampamento femminile si cerca cibo naturale per la sopravvivenza in ciò che offre l’ambiente non ancora distrutto, quello che esiste oltre le distese di terra bruciata -il Sahara, il Gobi, il Sinai. La solidarietà fa da collante, l’intelligenza femminile sa trovare soluzioni alle difficoltà e aggirare la legge dello Stato senza adeguarsi al ribasso, agli elementi sintetici, bensì con il progetto chiaro di far rivivere foreste vere, e avere di nuovo umidità e pioggia. Ci vorrà tempo per ricostruire l’habitat, ma intanto le piante pioniere preparano il terreno per la crescita di altre specie. Qui Sandrine trascorre ormai da quindici anni ogni primavera ed estate, qui ogni forma di depressione è scomparsa, il corpo segnato dal lavoro ha una energia nuova, la mente priva di nebbie, con progetti chiari sul futuro della sua famiglia.
Alla giovane Thalie viene offerta la possibilità di seguire la madre per uno stage proposto dallo Stato, con tanto di moduli da riempire a documentazione sul lavoro delle riforestatrici. Abbraccia il progetto con entusiasmo, con la possibilità di stare di più con la madre assente per così tanti mesi dalla sua vita. Lascia il suo ragazzo sicura che lo rivedrà, forte del sentimento che li unisce.
Come vivrà all’accampamento lontana dal padre che ha avuto sempre vicino? Come si adatterà a un tipo di vita e a un linguaggio sconosciuti? Che cosa scoprirà in quella organizzazione femminile? Quali pericoli dovrà affrontare e quali meraviglie conoscere? Là gli OVI non hanno campo. Ciò che le è totalmente nuovo è la libertà di cui gode, i riti antichi e magici a cui partecipa, il senso profondo di sorellanza che unisce tutte, quel sentirsi parte di una comunità che sa prendersi cura anche di lei.
La rivoluzione avverrà dentro il Muro, tra gli abitanti con il cip sottopelle. Ne sono una forza propulsiva proprio le donne.
Il romanzo di Gabrielle Filteau-Chiba è carico di misteri di cui si seminano pochi indizi, qua e là, come in un giallo. Ogni persona cela qualcosa. Un romanzo di consapevolezza, di denuncia, di dolore, ma allo stesso tempo di amore, di ricerca di giustizia, di speranza. Un viaggio distopico che spaventa e trascina, un inno alla forza dell’universo femminile, alle sue capacità di cambiare in meglio la società e la Terra. Infatti, se una donna, sia o no madre, sa prendersi cura dei suoi figli e di quelli degli altri con amore, quella cura la sa dare senz’altro anche alla Terra che nutrirà quei figli.
