Primarie sì, primarie no…
«Fingi di andare avanti con un salto/Poi a sinistra con la finta che stai andando a destra» cantava Franco Battiato nel Ballo del potere, canzone del 1998. E il regista Nanni Moretti, nel film Palombella rossa, diceva: « Se io guardo a destra, il portiere pensa che tiro a sinistra, ma io tiro veramente a destra… a destra, a destra, guardare a destra, devo guardare a destra e tirare a destra… il portiere mi lascia spazio a sinistra… no, forse è meglio a sinistra…».
In questo postmodernissimo ballo del potere del campo largo (che potere non è perché governa la destra) tertium non datur.
A differenza delle leggi della logica, l’ipotesi di un federatore nel ballo della sinistra, proposta da Giuseppe Conte a Elly Schlein, avrebbe dovuto ordinare un passo indietro a Pd e M5S. Invece, il “terzo escluso” dalla segretaria del Pd, avrebbe l’onere di demandare l’intero peso della decisione al cosiddetto popolo della sinistra. Allora ci si accorge, con sorpresa, che la questione da musicale e cinematografica qual era diventa metafisica.
Si andrebbe a votare un leader per la sinistra in assenza di un programma. Insomma, il programma sarebbe ancora tutto da fare, nel momento stesso nel quale ai gazebo (il PD è contrario alle primarie on line), si deciderebbe chi debba guidare il campo largo. L’attuale “ballo del potere”, dunque, sembrerebbe prevedere: «passi indietro», «influenze esterne» e individui al posto di proposte. In definitiva, contenitori senza contenuti. Forse l’aveva azzeccata Jean-Paul Sartre che, forse in un eccesso di stizza, un giorno ebbe a dire che destra e sinistra sono «due scatole vuote». Eppure, mentre la destra deve fare i conti con una scatola dentro cui cerca di entrare un ex-generale dell’esercito, la sinistra si sta immolando sul tema «primarie si, primarie no, primarie bum». E nella scatola di sinistra sembra ci siano due gatti che si azzuffano e sono mezzi vivi e mezzi morti. Proprio come il campo largo in questo momento.
