Elezioni Israele: il dilemma dell’identità
Alle elezioni in Israele molti hanno vinto e nessuno ha vinto. Dal punto di vista anti-Bibi possiamo sostenere che proprio Netanyahu è quello uscito peggio dal voto, pur se resta determinante. Ma questa non è un’analisi del voto.
Il tema da affrontare qui è legato all’identità. Quanta si è disposti a cederne, fin dove siamo disposti a retrocedere dalle nostre posizioni per incontrare l’altro. A questo dilemma stanno cercando di trovare un bisbiglio di risposta Eisenkot e i suoi nei confronti dei partiti arabi di Israele.
L’area tra Pakistan e Marocco (cioè quella di influenza islamica) è nel mondo la parte meno disposta a flettere dalla propria identità: il Corano è chiaro, i suoi esegeti pure.
Chiedo: può Israele, nato come stato ebraico, diventare lo stato unico di ebrei e arabi, israeliani e palestinesi?
Sarebbe molto interessante. Ma chi condurrebbe le danze di questo processo?
Manca oggi un soggetto terzo forte che prenda le redini del problema e conduca un prudente programma di mediazione. La comunità internazionale e ONU sono fortemente compromesse. La presidenza USA non è solida. La Russia mesta nella feccia della propria storia. Forse la Cina? La dittatoriale Cina, l’avanguardista tecno-Cina? Non sembra che quella nazione abbia interesse nell’area, e forse spera, ignorando Israele, che sciiti e sunniti se le diano di santa ragione indebolendo economincamente l’area arabica.
Dunque, dubito che israeliani e palestinesi da soli si accordino su un punto così straziante dello stato unico.
Il mio giudizio è radicale. Se non si abbatte il regime iraniano tutto resterà come sempre. Senza l’Iran che sostiene e fomenta il clima di tensione in quell’area mediorientale, si potrebbero trovare (con tanta pazienza, tanto tempo e un player internazionale che adesso non è all’orizzonte) spiragli di senso o nella direzione dello stato unico, o nella direzione di due stati.
Però il problema dei due stati è più complicato dello stato unico, da un punto di vista razionale, perché ANP non saprebbe come governare in autonomia uno stato sovrano e soprattutto se non si eliimina Hamas non ce n’è per nessuno. Peraltro è difficile creare uno stato palestinese ex-novo lasciando loro West Bank e Gaza. Anzi, è una soluzione impossibile. Da un punto di vista esterno si potrebbe pensare a Gaza che passa sotto Israele e i palestinesi di ANP che prendono in gestione West Bank.
Discorsi che non spostano attualmente nulla del dilemma israeliano legato a cosa fare del voto ai partiti arabi. Quindi a questo punto dobbiamo guardare con interesse al dopo insediamento definitivo della Knesset.
Mentre il tema più scandaloso è la percezione della questione israelo-palestinese in Italia e in Europa. E qui la materia diventa perturbante. Quando un segretario FIOM appena insediato, invece di parlare di lavoratori, celebra il “diluvio di Al-Aqsa”, significa che si è perso ogni contatto con la realtà e non si capisce ormai più niente di politica internazionale, e quindi non siamo in grado di governare un Paese del G7.
